sabato 15 giugno 2013

I nuovi bosani scrivono ai bosani


I nuovi Bosani scrivono ai Bosani

Prima di tutto ci presentiamo. Siamo i forestieri di Bosa, veniamo dalle località più varie, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Moldavia, Svezia, Germania e siamo parecchi. Il nostro legame con Bosa nasce da situazioni diverse: c’è chi è residente, chi ha la seconda casa, chi si trova qui per lavoro, chi è in pensione o chi ha scelto di farvi crescere i propri figli. Ma la cosa principale che ci unisce è il nostro incontro con Bosa, con la sua natura incontaminata che la circonda, con la sua gente e le loro tradizioni. E' questo il motivo che ci ha portato a investire qui. Nessuno di noi avrebbe scelto di vivere in un posto ad alta densità turistica.
Oggi a Bosa si torna a parlare di “sviluppare” la costa. Si capisce, è una risorsa che fa gola. Ma usare l'ipotetica futura legge sul golf come cuneo per spalancare le porte all’edilizia è un trucco vecchio, che noi credevamo da tempo superato. Costruire campi da golf in ambienti siccitosi – come la Sardegna – è un evidente controsenso. Costruire un campo da golf a Tentizzos in un ambiente protetto di alto valore storico e ambientale, gioiello della natura che tutti nei dintorni ci invidiano, sarebbe molto più che un controsenso, sarebbe piuttosto un crimine contro la specificità di Bosa, la sua natura, la sua storia, la sua cultura e, soprattutto, contro il suo futuro.
Oggi i modelli sono altri e Bosa parte avvantaggiata. Ma per fare questo è fondamentale poter contare sulla lungimiranza di tutti nel gestire in modo sostenibile i beni che si hanno a disposizione.
Chi prende abbagli, sotto forma di “finti” posti di lavoro per mq. di cemento, si troverà scippato del proprio presente e del futuro dei suoi figli.

Se Bosa sceglie la strada del turismo “artificiale” – quello dei grandi alberghi, dei campi da golf e della pressione immobiliare sulle coste, molte persone smetteranno di venire a Bosa e molti di noi decideranno di lasciarla. Più importante di questo è che i Bosani stessi avranno perso qualcosa di infinitamente più prezioso: un territorio autentico, una campagna fertile e accessibile, non troppo rovinata dalla speculazione edilizia e quella costa ancora intatta che – proprio per la sua unicità – è il più importante biglietto da visita che la città di Bosa possa mai offrire al mondo esterno.
L’Italia e il suo incantevole paesaggio sono devastati dal cemento. E per che cosa? Per scoprire che nel modello di sviluppo turistico da inseguire in questo secolo il cemento non serve più. Che piuttosto che volare tre ore per raggiungere il sole di questo paese, un turista nordeuropeo è disposto a volarne qualcuna di più per raggiungere altre località dove tutto costa meno, il sole splende in modo altrettanto potente e il paesaggio è autentico quanto quello dell’Italia che fu. Basta guardare verso la Spagna, un altro esempio di “sviluppo turistico” che ha distrutto irrimediabilmente le coste e lasciato il paese e la gente rovinati e abbandonati.
Riportare il centro storico al meglio della sua rara bellezza, salvaguardare l’integrità ambientale dei suoi litorali (anche correggendo le storture di questi ultimi dieci anni), migliorare i trasporti pubblici e privati dai punti di accesso principali come porti e aeroporti, professionalizzare e coordinare il sistema turistico esistente per presentare al mercato un’offerta più organica e articolata, Abbattere i costi attraverso la destagionalizzazione, aprire strade sterrate nelle campagne per camminare, andare in bicicletta o a cavallo, continuare a coltivare la terra in maniera mirata e sostenibile per creare prodotti di alta qualità da distribuire in tutto il mondo: sono alcune delle cose che possono fare di Bosa un polo verde unico in Sardegna, una destinazione dove le attrattive turistiche vengono sviluppate in armonia con lo storico diritto locale di tramandare ai figli un paese bello, sano e produttivo, evitando le disastrose scelte altrui che mai come oggi si rivelano per quello che sono. Insomma, una città di cui andare fieri.

Eddy Luyckx, uno dei forestieri, belga a Bosa, nuovo Bosano

2 commenti:

  1. Giovanna Dettori21 giugno 2013 22:36

    Condivido dalla prima all'ultima parola. Ci vuole piu' coraggio a salvaguardare la propria identita' che a lasciarsi abbindolare da megaprogetti lontani anni luce dal nostro territorio ma soprattutto senza grande futuro. Quanto allo sviluppo le idee ci sono; Bosa ha tante risorse da giocare (un centro storico da rivalutare, per esempio). Basta crederci!

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  2. I Nuovi Bosani. Mi piacciono molto. Moltiplicatevi.
    Silvia

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